0 Flares Filament.io 0 Flares ×

 

Vogliamo proporvi una bella testimonianza di un giovane ragazzo che dal cattolicesimo, inizia un processo di conoscenza della Bibbia, passa un periodo buio e poi ritrova la luce della salvezza in Cristo Gesù!

Una testimonianza semplice quanto efficace, che ancora una volta ci fa capire come il Signore salva in svariati modi e di come si fa trovare da quelle persone che lo cercano con tutto il proprio cuore!

 

[pullquote]

Cercate il Signore, mentre lo si può trovare; invecatelo, mentre è vicino. (Isaia 55:6)

[/pullquote]

In questo link invece potete vedere similmente, una testimonianza di un ex parroco convertito al Signore, la testimonianza è del ex “don” Luca De Pero: ♦ Testimonianza

________________________________________________________________________________________________________

 

I risultati di una sincera ricerca personale

 

ILLUMINATO
Stefano PolchiDALLA PAROLA DI DIO


Dopo un’appassionata militanza cattolica, contrapposta quasi per ripicca alla conversione a Cristo dei genitori, ecco la svolta determinata dalla lettura attenta e sincera della Parola e dalla conseguente convinzione che la salvezza non si ottiene attraverso le opere della religione, ma solo attraverso una fede totale nel sacrificio di Cristo.

Un inatteso cambiamento nella vita di una tranquilla famiglia cattolica

Mi chiamo Stefano, ho vent’anni e ho conosciuto il Signore circa due anni fa. (08-10-2006)
Sono nato da genitori non credenti. La mia famiglia era cattolica, così ho seguito l’“iter” abbastanza tipico dei bambini che nascono in famiglie cattoliche, sebbene i miei genitori non fossero particolarmente bigotti o attivi in organizzazioni religiose. Ho quindi ricevuto i sacramenti, fino alla cresima.
Il tutto si è svolto in modo abbastanza automatico e, data anche la mia giovane età, non pensavo a problematiche spirituali, ma vivevo in modo abbastanza spensierato sotto questo punto di vista.
Ho anche frequentato, per sette anni, una scuola gestita da suore, e questo ha accresciuto ancora di più l’aspetto cattolico e “liturgico” della mia infanzia: litanie, campeggi, rosari, il mese di maggio sempre dedicato ad adorare la Madonna…
Nel 1995 è nata mia sorella; dopo questo evento, mio papà ha iniziato a porsi domande riguardanti la sfera spirituale. Voleva capire qual è il senso della vita e cosa succede all’uomo dopo la morte.
Con questi interrogativi,dopo la mia cresima, sono aumentati i suoi dubbi sul fatto che davvero la chiesa cattolica potesse garantire la salvezza all’uomo,e inoltre si era accorto delle numerose contraddizioni che caratterizzano il cattolicesimo. Ha trovato la risposta alle sue domande grazie a delle persone che ha incontrato presso una bancarella di libri organizzata dalla chiesa evangelica di Città di Castello. In questo modo, ha avuto modo di leggere la Bibbia e di conoscere il Signore. Si è convertito e, nel 2001, si è battezzato.

Ostinato e sempre più controcorrente

Mentre lui frequentava le riunioni di chiesa, il culto…, io, quasi per un processo opposto, cominciai a frequentare sempre di più il gruppo di ragazzi della mia parrocchia, che era in continua crescita. Ho iniziato anche a cantare nel coro della chiesa, a messa e in occasione della varie ricorrenze.
Ho partecipato ad un pellegrinaggio a Roma nel 2000, in occasione del Giubileo, e ad altri pellegrinaggi negli anni successivi. Ogni volta, la mèta era diversa, ma ricordo che mi sembravano sempre momenti di particolare “elevazione spirituale”, e soprattutto quando camminavamo sotto la pioggia per dei chilometri, o a piedi nudi, ci sembrava come di “acquisire dei punti” di fronte al Signore, e di avanzare nella strada verso il Paradiso. Inoltre, l’ambiente era gioioso, e soprattutto la maggioranza era da quella parte (e si trattava di persone buone e meritevoli). Dunque, mi chiedevo, dov’era il problema? Cosa c’era di sbagliato?
Dopo il battesimo di mio papà, la mia mamma ha iniziato a frequentare pure lei le riunioni, il culto, e pian piano si è convertita anche lei, dopo un lungo periodo di dubbi e battaglie interiori.
Io continuavo (anzi,per una sorta di “ripicca”, accentuavo ancora di più) la mia scelta di vita così apparentemente “equilibrata”: oltre alla scuola, c’erano le riunioni della parrocchia, poi il cantare a messa, i campeggi, i pellegrinaggi,…
Sebbene il più delle volte si parlasse di tematiche tutt’altro che spirituali (i santi, l’importanza della figura di Maria…), io facevo volentieri tutto ciò, perché anche i miei amici frequentavano quell’ambiente, e perché in fondo tutto ciò mi “appagava” dal punto di vista umano, emotivo, anche a causa delle musiche, degli incensi, delle icone…
Ma tutto questo, in fondo, era costruito sulla sabbia. L’emotività interiore poteva farlo apparire giusto da un punto di vista umano, ma una moltitudine di uomini, per quanto vasta, non potrà mai cambiare la Verità eterna di Dio.
Questo non lo riuscivo ancora a capire, e spesso, rientrando a casa dopo queste riunioni o campeggi, ho avuto delle discussioni coi miei genitori, che mi chiedevano perché facessi certe cose; io ovviamente, non potendo rispondere con basi bibliche (che non avevo), replicavo che “per me” (ecco il punto di vista umano!) spargere cenere sui capelli era bello e giusto, che “per me” l’intercessione dei santi era una cosa stupenda, e così via.
Dentro di me, spesso, sentivo comunque che “qualcosa non tornava”, ma avevo paura di aprire la Bibbia e trovare qualcosa che avrebbe demolito il muro che avevo costruito, e inoltre non avrei mai ammesso davanti ai miei genitori di essere “dalla parte del torto”, così ogni volta accantonavo il “tarlo” e continuavo la mia “vita comoda”.
Iniziai anche a ostentare disprezzo e indifferenza verso i vari tentativi dei miei genitori di aprirmi gli occhi, ad esempio quando mio papà mi ha regalato la Bibbia Versione Riveduta (quella che leggo ora!), oppure ogni volta che mi facevano trovare in camera un opuscolo o una rivista cristiana.
Ho passato così circa due anni della mia vita a credere che nell’inganno ci fosse la verità, e viceversa.

Un primo, forzato, distacco, poi…un deludendo incontro con il papa

Nel 2004, la svolta: concluso il Liceo, ho iniziato a preparare un test di ammissione per l’università, e questo mi ha impedito di partecipare al campeggio organizzato quell’estate dalle parrocchie di Città di Castello (in un’importante città mariana); questo ha segnato un mio primo distacco da quell’ambiente.
Il Signore ha poi voluto che io iniziassi a frequentare l’università a Pisa, quindi non proprio vicinissimo, e la cosa ha avuto due effetti: smisi di frequentare gli incontri per i ragazzi in parrocchia (essendo impegnato con le lezioni) e, quando tornavo il fine settimana, non volevo andare a messa la domenica, perché mi sentivo stanco. Praticamente, ero rimasto un cattolico solo per definizione, e non credevo in nulla e in nessuno.
Continuavo comunque a frequentare il gruppo di scout cattolici, di cui ho fatto parte per dodici anni e che ha formato gran parte del mio carattere.
Proprio con loro, il 23 ottobre 2004, sono andato a Roma ad incontrare il papa, in occasione di una particolare commemorazione. E lì, ho potuto notare coi miei occhi un paio di cose che “non mi sono piaciute”:
• che tutti i ragazzi presenti (ed erano moltissimi) non avevano nessun interesse per quello che il Papa avrebbe detto, ma aspettavano con ansia il momento in cui sarebbe sceso, per poterlo fotografare e vedere da vicino;
• che il papa stesso, nel suo discorso durato più di due ore, non abbia fatto il minimo accenno a un versetto o passo biblico, anche brevissimo.
Questo episodio mi ha toccato negativamente, e mi ha costretto a rivedere le cose in cui finora avevo creduto a priori.
Nel frattempo, era già da qualche settimana che portavo a Pisa (di nascosto!) qualcuno degli opuscoli o delle riviste cristiane che fino a poco tempo prima avrei buttato nel cestino della spazzatura, dapprima per semplice curiosità, poi con interesse via via crescente.

Dal distacco dalla parrocchia all’interesse per la Parola di Dio

Il Signore ha iniziato a parlarmi in questo modo; infatti, in una città dove non conoscevo quasi nessuno e, nonostante il mio carattere socievole, non mi ero ancora ben ambientato, avevo bisogno di riempire in qualche modo le mie ore: perciò, leggevo quei libriccini, ed iniziavo ad aprire la mente a quello che il Signore stava iniziando a dirmi.
Dopo l’episodio di Roma, determinato a soddisfare la mia “fame di Verità”, ho iniziato a portare a Pisa anche il Nuovo Testamento, e successivamente la Bibbia. Dapprima, per semplice interesse, poi, via via, soffermandomi a riflettere su quello che leggevo.
E il Signore ha messo davanti a me dei passi biblici in particolare, che mi hanno obbligato a rivedere la mia vita e le mie certezze.

“Ma egli rispose loro: «E voi, perché trasgredite il comandamento di Dio a motivo della vostra tradizione?»” (Mt 15:3).
Ho capito di aver vissuto,fino a quel momento, considerando giuste a priori tutte le tradizioni che mi venivano inculcate, senza avere mai letto seriamente la Parola di Dio per verificarne la fondatezza. La tradizione annulla la Parola di Dio, ma chi ancora non lo ha conosciuto è convinto, attraverso essa, di fare la cosa giusta ai suoi occhi.

“Infatti è per grazia che siete stati salvati, mediante la fede; e ciò non viene da voi; è il dono di Dio. Non è in virtù di opere, affinché nessuno se ne vanti” (Ef 2:8-9).
Con queste parole, tutti gli sforzi che finora avevo fatto per ingraziarmi il Signore diventavano totalmente vani.

“In nessun altro è la salvezza; perché non vi è sotto il cielo nessun altro nome che sia stato dato agli uomini, per mezzo del quale noi dobbiamo essere salvati” (At 4:12).
Con questo versetto, mi sono reso conto dell’inutilità di tutti i miei tentativi di poter comunicare con il Signore attraverso intermediari, poiché l’unico mediatore era Gesù Cristo, e inoltre il Signore, altrove, mi vietava fermamente di pregarlo tramite statue o immagini realizzate
“da mano d’uomo”. Finora avevo sempre detto di credere in lui, ma solo ora mi rendevo conto di una cosa: come poteva accettare di dividere la nostra adorazione con altri (cosa che avevo sempre fatto, arrivando persino a sostituirli a Dio)? Nel Vangelo di Luca, è scritto infatti: “Adora il Signore, il tuo Dio, e A LUI SOLO rendi il culto” (Lu 4:8).

Ero allibito nel vedere che erano stati sufficienti pochi versetti della Bibbia per distruggere quelle certezze terrene, costruite sulla sabbia, in compagnia delle quale avevo vissuto fino a quel momento.
Ma il Signore mi ha mostrato chiaramente l’unica cosa che potevo umanamente fare: accettarlo come mio personale Salvatore. Sta scritto infatti in Romani 3:23:
“Tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio”.
Ma nella lettera di Paolo a Tito 3:5-7 c’è la soluzione:
“Egli ci ha salvati non per opere giuste da noi compiute, ma per la sua misericordia, mediante il bagno della rigenerazione e del rinnovamento dello Spirito Santo, che egli ha sparso abbondantemente su di noi per mezzo di Cristo Gesù, nostro Salvatore, affinché, GIUSTIFICATI DALLA SUA GRAZIA, diventassimo, in speranza, eredi della vita eterna”.
Questi passi mi hanno mostrato chiaramente il valore del sacrificio di Cristo sulla croce, e mi hanno veramente aperto il cuore su ciò che ero: un peccatore, perduto, immeritevole di qualunque favore dal punto di vista umano. Ma Dio, nella sua infinita misericordia, aveva predisposto un piano di salvezza in cui ero incluso anch’io! Ed era quella salvezza vera, che avevo cercato per anni nel mondo, ma che il mondo non poteva darmi.
Ormai, ero arrivato a capire determinate cose, e mi era chiaro che la Verità non stava nella maggioranza, nelle folle, ma nella Parola di Dio, e che i buoni sentimenti e la “commozione emotiva” non hanno nessun valore, ai fini della salvezza, se non si crede in lui e non lo si accetta nel nostro cuore come nostro personale Salvatore.
A quel punto, non avevo più motivo di chiudere ancora il mio cuore a Dio, così una sera (il 17 novembre 2004, data che ovviamente non dimenticherò mai), nella biblioteca dell’università, mi sono arreso a lui e l’ho accettato nel mio cuore come mio Salvatore.

Conseguenze nella mia vita

La mia conversione è stata inaspettata per i miei genitori, per la chiesa e tutti quelli che mi conoscevano, a dimostrazione del fatto che Dio opera secondo piani che non coincidono con quanto noi ci aspetteremmo e che le sue vie non sono le nostre; ma a conti fatti, riguardando indietro, non posso che lodarlo e ringraziarlo per come ha guidato ogni cosa.
Giovanni ricorda che Gesù
“È venuto in casa sua e i suoi non l’hanno ricevuto; ma a tutti quelli che l’hanno ricevuto, egli ha dato il diritto di diventar figli di Dio: a quelli, cioè, che credono nel suo nome” (Gv 1:11-12).
Ciò che voglio testimoniare è che quanto è scritto in questi versetti si è per me davvero verificato. Il Signore ha voluto prendere la mia vita nelle Sue mani e renderla nuova.
L’aver creduto in lui ha portato delle conseguenze nella mia vita: desidero approfondire il mio rapporto con lui giorno dopo giorno, leggendo la sua Parola, e inoltre ho il desiderio di approfondire la comunione fraterna con gli altri membri della chiesa.
Quando conosci il Signore, non puoi limitare questa appartenenza alla sfera privata; il Signore ti chiede di testimoniare che hai creduto in lui. Ecco perché il Signore ti chiama al battesimo, se la tua non è una “crisi religiosa passeggera” e se davvero hai accettato il Signore nel tuo cuore come tuo personale Salvatore.
Vorrei concludere con un passo che mi è stato di grande aiuto nell’andare avanti nel mio cammino cristiano, e che credo sintetizzi le ragioni che hanno determinato la mia scelta di essere battezzato:
[pullquote]“Ma Dio, che è ricco in misericordia, per il grande amore con cui ci ha amati, anche quando eravamo morti nei peccati, ci ha vivificati con Cristo (è per grazia che siete stati salvati), e ci ha risuscitati con lui e con lui ci ha fatti sedere nel cielo in Cristo Gesù” (Ef 1:4-6).[/pullquote]
Quando ho raggiunto la consapevolezza di questo, non ho più avuto motivo per dire di no al Signore, e quando Dio ha messo nel mio cuore il pensiero del battesimo, ho capito che non c’era più ragione di aspettare, sebbene io opponessi ostacoli o riserve.
Ringrazio i fratelli della mia chiesa per l’affetto che mi hanno mostrato, per le loro preghiere per me; ringrazio il gruppo giovani per l’accoglienza e il calore fraterno e per la possibilità che abbiamo di edificarci nel Signore, sotto la guida dello Spirito Santo.
Ringrazio il Signore per aver permesso la conversione dei miei genitori, per avermi dato una chiesa insieme alla quale poterlo adorare, perché mi permette di frequentare una chiesa anche quando sono a Pisa per l’università, e perché, nella sua immensa misericordia, non ha chiuso la sua porta quando l’ho cercato.

Stefano Polchi
Chiesa evangelica “dei fratelli” di Città di Castello (PG)

______________________________________________________________________________________________________

 

Vuoi scaricare il file della testimonianza? Clicca qui:

 


Ruben

Ruben, Nato a Luino (varese) il 19-giugno-1991. Convertito al vangelo il: novembre 2008 all'età di 17 anni. Servo il Signore predicando la Parola come "predicatore" nella mia assemblea(Luino) e ,di tanto in tanto, anche in altre assemblee evangeliche. Dal 2010 servo il Signore usando la mia passione (informatica) ho quindi aperto il sito internet: www.semplicementelavorando.it

0 commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

0 Flares Twitter 0 Facebook 0 Google+ 0 Email -- Filament.io 0 Flares ×