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Salve.

Mi chiamo Giovanni; ho 52 anni e risiedo da circa 12 anni nella provincia di Pavia.

Desidero raccontarvi la mia esperienza personale di come sono venuto alla fede nel Signor Gesù.

Ebbene: sono nato in una famiglia da genitori timorati di Dio. Dio era molto importante per loro; era al primo posto nella loro vita e nelle loro scelte. Fin da piccolo sono stato istruito, insieme ai miei fratelli e mia sorella, nel timore del Signore. Quando eravamo piccolissimi, alla sera prima di addormentarci, la mamma ci leggeva alcune storie tratte dalla Bibbia; poi, quando siamo diventati più grandicelli, leggevamo qualche brano della Bibbia e lo commentavamo insieme.

Ci è stato parlato della Bibbia fin dall’infanzia, al punto che avevamo imparato a memoria molti versetti ed anche interi brani di essa. Spesso facevamo delle gare, in famiglia o anche con alcuni cugini e amici, a chi avesse imparato più versi della Bibbia e li recitasse in modo deciso e senza tentennamenti.

Avevo una buona conoscenza della Bibbia, al punto che se qualcuno mi domandava:”Cosa bisogna fare per essere salvati?” gli rispondevo con versetti della Scrittura: “Non bisogna fare assolutamente nulla per meritarci la salvezza; poiché non siamo in grado di fare alcunché; dobbiamo semplicemente credere in Gesù:

  • In quello che ha detto di Sé;

  • In quello che ha fatto per noi morendo in croce;

  • Accettarlo nella propria vita, come Salvatore e Signore, lasciandosi guidare da Lui”.

Citavo, a conferma di questo, i versetti di Giovanni capitolo 1 versetti 11 e 12; Giovanni capitolo 3 versetto 16; Atti degli apostoli capitolo 16 versetto 30; Efesini capitolo 2 versetti 8 e 9.

Sapevo tutto questo a memoria, ma non l’avevo mai interiorizzato nella mia vita. Avevo solamente una conoscenza teorica ma non ero ancora stato toccato nel cuore.

[pullquote]Avevo solo una conoscenza teorica!!![/pullquote]

Crescendo, si manifestava in me un carattere leale e pacioccone nel senso che me ne stavo tranquillo, non provocavo nessuno e non mi approfittavo di nessuno; allo stesso tempo, però, questo temperamento diventava violento quando ero contrariato su cose che sapevo di aver ragione, quando mi scontravo con gente arrogante o quando si trattava di prendere le difese di qualcuno che stava subendo un torto.

Come moltissima gente, ancora oggi, mi ero auto convinto che poiché non facevo del male a nessuno e per il fatto che prendevo le difese dei più deboli, Dio avrebbe dovuto essere più indulgente con me nel giorno del giudizio. Poi, se non bastava questo, avevo come “Lasciapassare” i miei genitori credenti; per via di loro, avrebbe dovuto “Chiudere un occhio”. Infine, se non bastava nemmeno questo, allora mi dichiaravo neutrale: né per Dio né per il diavolo, come appunto una volta risposi a qualcuno.

Un pomeriggio di domenica, mio padre, mi portò con la sua lambretta, a una riunione speciale che si è tenuta nella chiesa Evangelica di Nova Milanese (MB); a fine incontro un uomo di mezz’età, compaesano e conoscente di vecchia data di mio padre, mentre scambiava alcune considerazioni con papà, sull’argomento trattato poco prima dall’oratore, si rivolse a me dicendo: “E tu giovanotto, cosa ne pensi di quello che ha detto il predicatore oggi? Ti sei convertito a Cristo?”. Infastidito per la domanda che mi rivolse direttamente, cercai subito di “Liquidarlo” rispondendogli: “Non ce n’è bisogno, non faccio del male a nessuno e poi sono anche figlio di credenti”. Con fare paterno mi replicò: “No, figlio mio, non devi ragionare a quel modo perché tutti siamo peccatori e tutti bisognosi di essere salvati; inoltre, Dio vuole dei figli non dei nipoti figli di figli; Egli vuole essere tuo padre non tuo nonno”; infine, “la decisione è personale e non possono essere i tuoi genitori a decidere per te. Sei tu che devi fare la tua scelta”. Mi chiusi nel mio silenzio e non gli risposi più.

Quest’esortazione, compreso il discorso detto poco prima dal predicatore, cominciò a far breccia nel mio cuore e mi misero in crisi.

[pullquote]Pensavo: basta essere buoni…e poi c’è il “lascia passare” dei miei genitori credenti![/pullquote]

Nel frattempo mi feci la mia compagnia, con i ragazzi del quartiere dove abitavo (a Milano) e preferivo uscire con loro piuttosto che andare in chiesa coi miei genitori. Ogni volta che dovevo andare in chiesa con loro, c’era sempre da litigare perché preferivo uscire coi miei amici. Dovevo sottostare ai miei genitori perché ero ancora minorenne, ma avrei preferito andarmene coi miei amici.

Alcuni anni dopo, nel giugno 1975 (avevo 15 anni), nella città di Rho (Mi), fu messo un tendone, dove ogni sera si tenevano delle conferenze sulla Bibbia e si ascoltava un po’ di musica da parte di due gruppi chiamati uno “Alba Nuova” e l’altro “La Parola”. Mi piacevano perché cantavano delle canzoni bibliche e giovanili.

Quando i miei genitori mi proposero di andare con loro alla tenda, accettai volentieri, senza protestare, come avevo fatto per altre circostanze.

Una volta entrato sono stato attratto dall’accoglienza calorosa e dai molti giovani che vi erano dentro. Ascoltai la musica e la predicazione del Vangelo per tutta la durata della campagna con la tenda.

In una di queste predicazioni capii che, di fronte al problema dell’eternità, non si può essere neutrali; o si sceglie di essere per Dio o contro Dio; non ci sono vie di mezzo. Il solo fatto di essere neutrali, come io pensavo, equivale a essere contro Dio ed averlo respinto.

Sapere questo mi mise ulteriormente in crisi.

Partecipavo alle serate sempre più attentamente, desideroso di sapere la soluzione per ottenere la salvezza e la pace dell’anima (nonostante sapessi queste cose fin da bambino). Una sera, predicava un uomo di nome Remo e mentre parlava, fui colpito da ciò che diceva il quale pareva che stesse predicando solo ed esclusivamente per me; come se fosse a conoscenza delle mie problematiche (senza che mi ero mai confidato con nessuno). Capii che era il Signore che mi stava parlando tramite la sua bocca e pertanto era da sciocchi, far finta di nulla o perdersi in altri ragionamenti futili; e così uscii fuori della tenda, in un luogo isolato, mentre Remo stava ancora predicando, e lì feci una preghiera al Signore; lo ringraziai per avermi parlato tramite quella serie di predicazioni e in modo particolare, quella sera stessa con Remo; gli dissi che ero d’accordo con Lui nel riconoscermi un peccatore, bisognoso di salvezza; e lo accettai nella mia vita come Salvatore e Signore.

Ora mi sentivo più sereno.

Tornai dentro la tenda, dove Remo aveva appena terminato la sua predicazione mettendosi a sedere; si alzò il presentatore e, dal palco invitava, chi era stato toccato dalla predicazione o volesse chiarimenti, ad alzare la mano. Io avevo vergogna e non lo feci. Nonostante gli appelli si facessero sempre più pressanti fino a citare le parole di Gesù: “Chi si vergognerà di me anch’io mi vergognerò di lui davanti al Padre mio”, non lo feci. La timidezza era più forte di me. Mi sentivo turbato per questo. Per tutto il tempo che ci fu la tenda, non lo feci e non lo dissi nemmeno ai miei genitori. Era un segreto fra me e Dio. Mi sentivo come un credente nascosto, allo stesso modo di Nicodemo che andò da Gesù di notte per non essere visto dalla gente e non essere compromessa la sua reputazione. Mi sentivo frustrato per questo.

Alcune settimane dopo la campagna della tenda, trovai un lavoro presso un’autofficina, come apprendista. Il mio capofficina era un bestemmiatore incallito nel senso che bestemmiava sempre, sia quando le cose andavano male, sia quando andavano bene. A me dava un grande fastidio sentirlo bestemmiare. Tante volte mi veniva voglia da “tirargli il collo” come una gallina; però, c’era sempre il fatto che avevo vergogna di venire allo scoperto e professarmi cristiano. Così soffrivo dentro di me ma non mi decidevo mai a dirgli di smetterla di bestemmiare.

Un giorno è capitato di passaggio un uomo un po’ anzianotto che, essendo rimasto in panne con la sua macchina a poche centinaia di metri dall’officina, è venuto a chiedere il nostro aiuto; siamo usciti, il capofficina ed io, per dargli assistenza. Il capofficina, come sua consueta abitudine, ha cominciato a bestemmiare alla minima difficoltà; il cliente, dopo averlo sentito bestemmiare ripetutamente, si è spazientito e gli disse che gli dava fastidio sentirlo esprimersi a quel modo. Istintivamente mi unii a quello che aveva detto il cliente con stupore del capofficina. Mi rispose: “Non me l’avevi mai detto che sei un cristiano”. Gli chiesi scusa per questa mancanza e gli feci capire che mi dava un grande fastidio sentirlo bestemmiare. I primi tempi si era messo d’impegno a non bestemmiare più, però, era così incallito che non faceva in tempo a chiedermi scusa che un minuto dopo c’era cascato di nuovo.

Il Signore si è servito di quell’uomo con la macchina in panne per farmi uscire allo scoperto.

Lo dissi anche ai miei genitori di aver accettato Gesù come mio Salvatore e Signore con grande allegrezza da parte loro. Da allora ho trovato il coraggio di dirlo a tutti senza più vergognarmene.

Crescendo, mi sono sposato con una ragazza che condivide la mia stessa fede nel Signore; abbiamo avuto due figli di cui un disabile, che nel suo handicap ci ha aiutato ad essere sempre più uniti e attaccati al Signore, ad essere più maturi e riflessivi. Abbiamo vissuto momenti felici ed anche momenti tristi in cui la nostra fede è stata messa a dura prova. Anche in quelle tempeste della vita il Signore non ci ha deluso ma è stato vicino a noi per confortarci e farci uscire dalla dura prova.

Abbiamo così sperimentato che il Signore è il vero amico che mantiene sempre le sue promesse senza deludere.

Il mio accorato appello è che: qualcuno che legge questa mia testimonianza, possa rivolgersi al Signore e accettarlo nella sua vita, come proprio Salvatore e Signore, oltre ai benefici connessi a questa scelta: salvato per l’eternità dal giudizio di Dio; figlio di Dio che, quando lascerà questa terra, sarà alla Sua presenza a godere per l’eternità; lo avrà, già da questa terra, come Padre e amico fedele che “Non ti volta mai le spalle”.

 

Accettalo nella tua vita e non te ne pentirai.

 

Giovanni

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Scarica la Testimonianza:

 

 

 

 

 


Ruben

Ruben, Nato a Luino (varese) il 19-giugno-1991. Convertito al vangelo il: novembre 2008 all'età di 17 anni. Servo il Signore predicando la Parola come "predicatore" nella mia assemblea(Luino) e ,di tanto in tanto, anche in altre assemblee evangeliche. Dal 2010 servo il Signore usando la mia passione (informatica) ho quindi aperto il sito internet: www.semplicementelavorando.it

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