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pulcinella

suoi vestimenti riconducono nella grande famiglia demoniaca degli anni medievali: per riconoscerlo (accanto ad Arlecchino) come grottesca ipostasi comica d’un pallido e diabolico spirito sotterraneo, emerso ad esibire in una parentesi carnevalesca l’insaziabile voracità. La sfrontatezza, la goffaggine e il gusto perturbatore del tipico “diavolo sciocco“. “mamutones” sardi (personaggi, melensi, facilmente beffati e tuttavia desiderosi di apparire esperti e scaltri), sono tutti elementi collegati a idee sataniche: è una maniera per diversificare il proprio esse re, sia pure a costo di ricorrere a simulazioni diaboliche. La stragrande maggioranza di coloro che festeggiano il carnevale, lo fa indossando o facendo…

…Indossare ai propri figli una maschera. Lo scopo è di voler ostentare gioia e spensieratezza, quando in realtà il cuore può essere invaso da una profonda tristezza: “Anche ridendo,il cuore può esser triste; e l’allegrezza può finire in dolore” (Proverbi 14:13).

Tutto questo onora Iddio?
Si sente ribattere con delle affermazioni tipo: ma che c’è di male in queste feste in maschera, in questi balli, banchetti, giochi scherzosi, lancio di coriandoli ed altro?”
Purtroppo c’è un risvolto della medaglia molto triste, basti spostare lo sguardo al più grande carnevale al mondo a Rio de Janeiro e leggere il bollettino di guerra dopo i festeggiamenti: Violenze carnali, omicidi, infarti, incidenti dovuti all’eccesso di alcool, ecc.
Non tutto quello che luccica è oro. Questa società ci mostra l’irreale, basti vedere la pubblicità, un bell’uomo con una donna che fanno un brindisi con liquori, magari attorniati da un atmosfera armoniosa davanti ad un caminetto, ma questa è la realtà? Chiediamolo a quei bambini che hanno come papà un alcolizzato, e perché no anche alle mogli, quanto dolore, tristezza, povertà, rovina questo è il risvolto della medaglia. 
Non permettere ad un bambini d’indossare un costume di carnevale e non farlo partecipare ai vari festeggiamenti, magari proprio nell’ambito scolastico, lo farà apparire “diverso“: come fare allora? Il genitore cristiano è chiamato sempre ad onorare il Signore e a coinvolgere in questo anche i propri figli: “E se vi par mal fatto servire all’Eterno, scegliete oggi a chi volete servire: o agli dei ai quali i vostri padri servirono di là dal fiume, o agli dei degli Amorei, nel paese de’ i quali abitate; quanto a me e alla casa mia, serviremo all’Eterno” (Giosuè 24:15).
In Proverbi 22:6 è scritto: “Inculca al fanciullo la condotta che deve tenere; anche quando sarà vecchio non se ne dipartirà“, questo significa insegnare ai propri figli i valori che la Parola di Dio presenta per il nostro progresso spirituale e perché il nome del Signore venga glorificato: “Ogni cosa è lecita ma non ogni cosa è utile; ogni cosa è lecita ma non ogni cosa edifica” (1 Corinzi 10:23).
Naturalmente come genitori cristiani siamo chiamati ad istruire i nostri figli nella volontà di Dio, anche se veniamo considerati dalle persone antiquate e incapaci di rimanere al passo con i tempi, poiché la nostra preoccupazione non è quella di rimanere indietro con la società, ma di seguire Gesù Cristo il Signore in ogni cosa “esaminando che cosa sia accetto al Signore. E non partecipate alle opere infruttuose delle tenebre; anzi, piuttosto riprendetele“(Efesini 5:10,11).
La gioia artificialmente prodotta non è che un autoinganno e un mezzo del diavolo per condurre la gente ad una falsa felicità. Battute oscene, alcool e sfrenata allegria non portano mai gioia e pace al cuore.
Ora, la vera gioia non viene da queste mascherate, o scherzi temporanei, ma dall’accettare Cristo come Personale Salvatore. Gesù ha affermato “io sono venuto affinché abbiano vita e vita ad esuberanza“. Gesù può cambiare il lutto in gioia, il dolore in allegrezza, per questo è venuto nel mondo ed è morto sulla croce, non per fare una farsa, ma per salvare l’uomo dalla perdizione eterna.
Di questa gioia, Gesù dice: “ …io vi vedrò di nuovo e il vostro cuore si rallegrerà e nessuno vi toglierà la vostra gioia” (Giovanni 16:22). Può esservi gioia maggiore di quella di una persona che si libera della cattiva coscienza, che ottiene perdono dei peccati?
C’è un personaggio della Bibbia che ad un certo punto fece il buffone per dei popoli pagani: Sansone. Tutto questo dice la Scrittura perché lo Spirito di Dio si era dipartito da lui.
Come cristiani desiderosi di vivere secondo la volontà di Dio, non vogliamo più vivere secondo il sistema che vige nel mondo: “E non vi conformate a questo secolo, ma siate trasformati mediante il rinnovamento della vostra mente, affinché conosciate per esperienza qual sia la volontà di Dio, la buona, accettevole e perfetta volontà“(Romani 12:2); ma “come figliuoli d’ubbidienza, non vi conformate alle concupiscenze del tempo passato quando eravate nell’ignoranza” (1 Pietro 1:14).
Come credenti nati di nuovo non abbiamo certamente bisogno s’indossare un “costume” per “divertirci o per svagarci un po’”, perché il nostro desiderio è rispecchiare il carattere di Cristo in tutta la nostra condotta: “Chi è savio e intelligente fra voi? Mostri con la buona condotta le sue opere in mansuetudine di sapienza” (Giacomo 3:13).
Per gli attori mascherarsi è comprensibile, ma noi vogliamo fingere di essere religiosi? La parola “attore” viene dal latino “hypòcrita” e dal greco “ypokrites“. Così appellarono i greci un attore, il quale con la voce e col gesto imitava e rappresentava un qualche estraneo personaggio. Siamo noi forse dei religiosi ipocriti? A chi Gesù chiamava ipocriti? Leggiamo “Guai a voi, scribi e farisei (religiosi di quel tempo) ipocriti, perché serrate il regno dei cieli davanti alla gente; poiché non vi entrate voi, né lasciate entrare quelli che cercano di entrare… Guai a voi scribi e farisei ipocriti, perché pulite l’esterno del bicchiere e del piatto (apparenza religiosa) mentre dentro sono pieni di rapina e d’intemperanza. Fariseo cieco, pulisci prima l’interno del bicchiere e del piatto, affinché anche l’esterno diventi pulito. Guai a voi scribi e farisei ipocriti, perché siete simili a sepolcri imbiancati, che appaiono belli di fuori, ma dentro son pieni d’ossa di morti e d’ogni immondizia. Così anche voi, di fuori sembrate giusti alla gente; ma dentro siete pieni d’ipocrisia e d’iniquità” (Matteo 23:13,25-27).
I discepoli di Gesù avrebbero partecipato ad un carnevale? Non hanno forse lasciato scritto come ammonimento “Come si addice ai santi, né fornicazione, né impurità, né avarizia sia neppur nominata tra voi; né oscenità, né parole sciocche o volgari, che sono cose sconvenienti; ma piuttosto abbondi il ringraziamento… Nessuno vi seduca con vani ragionamenti; infatti è per queste cose che l’ira di Dio viene sugli uomini ribelli… Perché in passato eravate tenebre ma ora siete luce nel Signore. Comportatevi come figli di luce…Non partecipate alle opere infruttuose delle tenebre; piuttosto denunciatele… Perciò non agite con leggerezza ma cercate di ben capire quale sia la volontà del Signore” ().

 

Tratto da: http://www.tuttolevangelo.com/studi/il_carnevale.php


Ruben

Ruben, Nato a Luino (varese) il 19-giugno-1991. Convertito al vangelo il: novembre 2008 all'età di 17 anni. Servo il Signore predicando la Parola come "predicatore" nella mia assemblea(Luino) e ,di tanto in tanto, anche in altre assemblee evangeliche. Dal 2010 servo il Signore usando la mia passione (informatica) ho quindi aperto il sito internet: www.semplicementelavorando.it

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